18 Aprile 2024

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Il concetto di “DEMOCRAZIA” confrontando la Polis ateniese del V sec. e i moderni Stati democratici…


Un giorno lo storico Erodoto scrisse: “In una democrazia, c’è in primo luogo, la più splendida delle virtù sociali, l’uguaglianza davanti alla legge”. Con quanto detto potremmo effettivamente delineare la prima forma di democrazia individuata nel mondo, ossia quella introdotta dal politico ateniese Clistene. Difatti nella siffatta forma di governo, Clistene abolì in primis le difformità politiche tra gli aristocratici, che avevano a lungo monopolizzato il processo decisionale politico, e il ceto intermedio comprendente la classe operaia. Tuttavia “l’uguaglianza” tanto adulata da Erodoto, era limitata solamente a un irrisorio contingente di ateniesi, meglio noti come coloro che fruivano della cittadinanza, che ben sappiamo (a partire dal IV sec.) spettava puramente ai figli maschi di padre ateniese che avessero compiuto i 18 anni e avessero prestato almeno due anni di servizio nell’esercito; donne, meteci e schiavi ne erano categoricamente esclusi. Una tale democrazia certamente non poteva astenersi dalle sue prossime evoluzioni, motivo per cui in un secondo momento i cittadini maschi adulti, che finora avevano pieno diritto di voto, avevano desistito dal proprio lavoro per poi assumere posizioni di autorità nel sistema democratico. Questa chiara dedizione nell’intervenire in politica fu resa più spontanea dal fatto che molti di questi cittadini iniziarono a manifestare un gran bel numero di schiavi in loro posseso e la stessa Atene stabilì in prosieguo a quanto accadeva, di incoraggiare i cittadini retribuendoli (indennità) al fine di intraprendere differenti iniziative democratiche. Ergo potremmo decisamente asserire che la democrazia ateniese non rispecchia in pieno il nostro ideale di pari libertà e diritti, ma allude a un gruppo rigorosamente selezionato, per oltre agevolato da una popolazione di schiavi e inoltre reso possibile solo, secondo l’opinione di diversi studiosi, dall’egemonia di Atene su un vasto e proficuo impero. Nel mentre di tali considerazioni, verrebbe da pronunciarmi sulla realtà paradossale di non vivere in un regime altrettanto domocratico.  E’ un dato di fatto che proprio come potremmo non discernere nella democrazia ateniese la vera democrazia, così allo stesso modo un antico cittadino di Atene non identificherebbe molte delle nostre compagini dell’odierna democrazia come degne di riconoscimento.  Gli antichi ateniesi erano partecipi di una democrazia DIRETTA e dunque si dirigevano in assemblea e votavano sulle questioni indotte dall’ordine del giorno e se mai si votava di andare in guerra, gli elettori, non si recavano presso casa per alzare i piedi e lasciare l’intero lavoro ai veri soldati che sottendevano ai loro ordini, ma piuttosto ci tornavano per recuperare l’armatura e prepararsi all’imminente combattimento. Messa a confronto dunque con la democrazia odierna ove la maggioranza degli elettori elegge i propri rappresentanti e il partito di idee che andranno a governare ed ad avanzare proposte e discussioni caratterizzanti l’attuale politica, è alquanto palese il difficoltoso accostamento fra le due prima esaminate forme di democrazia. Concludendo, in un tale approccio potremmo affermare che la differenza tra la democrazia antica e moderna sta nel fatto che, se nella prima prevale l’incontestabile concetto di uguaglianza, nella seconda predomina l’ideale di libertà, ed è per questo che mentre quella antica si basava sul sistema della partecipazione diretta di un segmento di popolazione tramite i meccanismi ben noti del sorteggio, le democrazie attuali si fondano sulla competizione tra candidati e partiti di maggioranza e di opposizione, e dell’ineluttabile congegno della delega mediante elezioni.

Vincenzo D’Ambrosio Classe 2006

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